La narrazione asimmetrica mistifica la realtà
L’asimmetria del linguaggio nella descrizione del conflitto israelo-palestinese, e in particolare nel confronto tra le violenze commesse da soggetti palestinesi e quelle perpetrate dai coloni israeliani in Cisgiordania evidenziano come la scelta delle parole contribuisca a creare costruzioni narrative profondamente differenti per i due contesti.
Soggettivazione e oggettivazione
La soggettivazione e l’oggettivazione agiscono sulla percezione della responsabilità:
La Soggettivazione: isola i colpevoli
Quando un contesto viene soggettivato, la narrazione si concentra sull’individuo, sulle sue intenzioni, sulle sue scelte e sul suo vissuto.
Accentua la responsabilità: mostrando il punto di vista del soggetto (o delle sue vittime), la narrazione mette in luce la volontà. Se c’è una volontà chiara, c’è un’agenzia morale: il lettore identifica immediatamente un’entità riconoscibile (un individuo, un leader, un gruppo specifico) e le attribuisce la piena responsabilità etica, legale o storica.
L’Oggettivazione: naturalizza l’evento e cancella il colpevole
Sposta l’attenzione sulle conseguenze: Il testo si concentra interamente sui dati empirici, sui danni collaterali e sugli effetti misurabili, trattando il disastro come un dato di fatto da gestire, non come un crimine da punire.
Violenza palestinese: viene frequentemente descritta con un linguaggio attivo, emotivo e assoluto. I civili israeliani vengono descritti come “brutalmente uccisi”, “massacrati” o vittime di “atrocità”, esplicitando sempre il soggetto responsabile (es. “l’attacco terroristico di Hamas”)
Violenza dei coloni: tende a essere descritta con un linguaggio passivo, attenuato o burocratico. Spesso si ricorre a formule impersonali: le vittime palestinesi “muoiono” o “perdono la vita” all’interno di “scontri”, “tensioni” o “fiammate di violenza”, espressioni che diluiscono la responsabilità diretta del singolo autore o la natura intenzionale dell’atto.
L’inquadramento politico e giuridico degli atti violenti presenta marcate differenze terminologiche
Gli attacchi palestinesi contro i civili o le forze di sicurezza israeliane vengono universalmente e immediatamente categorizzati sotto la lente della sicurezza e del terrorismo, configurando l’autore come una minaccia esistenziale e illegittima che richiede una risposta militare d’emergenza;
Le violenze dei coloni (come la distruzione di uliveti, l’incendio di proprietà o le aggressioni fisiche ai residenti dei villaggi palestinesi) vengono spesso derubricate a manifestazioni di “estremismo ideologico”, “violenza settaria” o “mancanza di ordine pubblico”. Questo riduce concettualmente il fenomeno ad atti isolati di “mele marce” (i cosiddetti coloni radicali), privando la narrazione della sua componente strutturale o della sua interazione con l’apparato statale e militare circostante.
Questa asimmetria linguistica non è un semplice dettaglio formale, ma plasma l’opinione pubblica internazionale, legittimando o delegittimando le istanze di sicurezza e i diritti umani delle due popolazioni coinvolte.
Le asimmetrie nel linguaggio istituzionale
Anche nelle prese di posizione istituzionali occidentali e nei comunicati diplomatici, questa specifica asimmetria strutturale si traduce in due diversi modelli narrativi.
Quando si parla di violenze subite da israeliani o ebrei, la frase ha quasi sempre un soggetto politico o militare ben definito (“Hamas”, “i terroristi”, “la Jihad Islamica”). Questo attribuisce una responsabilità penale, morale e politica diretta e immediata, rendendo chiaro chi ha fatto cosa.
Quando si descrive la sofferenza palestinese, il linguaggio istituzionale si sposta spesso sui risultati della violenza: si parla di “crisi umanitaria”, “sofferenze catastrofiche”, “vittime civili” o “atrocità”. In questo modo, l’evento viene presentato quasi come una calamità naturale o una conseguenza inevitabile della situazione, in cui l’attore che ha materialmente sganciato la bomba o condotto l’operazione (l’esercito israeliano o i coloni) scompare dalla struttura grammaticale della frase
L’ultima dichiarazione di Mattarella sui fatti del 7 Ottobre
La dichiarazione ufficiale del Presidente Sergio Mattarella rilasciata il 7 ottobre 2026 in occasione del terzo anniversario degli attacchi, riflette in modo speculare la dicotomia linguistica che abbiamo descritto.
Sebbene il Capo dello Stato esprima una ferma condanna sia alle sofferenze di Gaza sia all’azione dei coloni, la struttura sintattica profonda del testo ricalca esattamente l’asimmetria tra la “soggettivazione” del terrorismo e la “descrizione oggettivante/risultativa” delle azioni israeliane.
Nel ricordare l’attacco iniziale, Mattarella usa formule in cui il soggetto politico è chiaramente identificato e l’azione è mossa da un intento criminale esplicito: “La data odierna segna la tragica ricorrenza dell’ignobile attacco perpetrato da Hamas contro numerosi civili israeliani.“
«Gli atti ripugnanti che, con estrema e disumana crudeltà, furono commessi il 7 ottobre 2023...»
C’è un attore chiaro (Hamas), un giudizio morale netto legato all’azione (ignobile, ripugnante) e una descrizione attiva della disumanità dei carnefici.
Quando il Presidente passa a descrivere la situazione a Gaza e la risposta militare, la struttura sintattica cambia. Non si parla più di un’azione deliberata contro le persone, ma di una “conseguenza materiale” provocata da un soggetto impersonale (le “forze” o le “operazioni”) : Il testo ufficiale si affida a citazioni e formulazioni in cui le azioni perdono un soggetto statale diretto. Per Gaza si parla di “operazioni militari” e di sofferenze che “gravano su moltitudini di palestinesi“, ponendo l’accento sugli effetti piuttosto che sui responsabili. Similmente, la pressione dei coloni in Cisgiordania è definita come un astratto “processo di erosione”, trasformando un’azione violenta in un fenomeno quasi naturale e impersonale.
La nota di Mattarella del 2026 che pure segna un passo politico importante perché esprime parole durissime sia sulla gestione israeliana di Gaza (“intollerabile gravità“) sia sulla Cisgiordania, il linguaggio mantiene ancora la divisione tra la grammatica della colpa diretta riservata ad Hamas e la grammatica della conseguenza geopolitica utilizzata per le azioni statali e dei coloni.
Ottobre 2026



