L’ANTIDOTO n. 4

Temperature tropicali un allarme inascoltato

Dagli anni ’60 a oggi, la temperatura media in Italia è aumentata in media di circa +2,2 °C, con picchi che in alcune aree e grandi città superano i +3,5 °C.

Roma: Aumento di +3,65 °C. Milano: Aumento di +3,34 °C. Bari: Aumento di +3,05 °C.

Nelle grandi aree urbane, la cementificazione massiccia degli ultimi 60 anni ha esasperato il riscaldamento globale tramite l’effetto della ritenzione termica dei materiali stradali e degli edifici.

 

Le isole di calore urbano

La sostituzione del suolo naturale con materiali artificiali è il motore principale dell’isola di calore urbana: Accumulo termico: materiali come l’asfalto e il cemento trattengono l’energia solare di giorno e la rilasciano sotto forma di calore durante la notte.

Perdita di evapotraspirazione: la vegetazione e i suoli permeabili rinfrescano l’aria rilasciando umidità; l’impermeabilizzazione azzera questo processo biologico raffreddante.

Differenziali di temperatura: le aree pesantemente cementificate registrano temperature medie dell’aria superiori dai 3 °C ai 10 °C rispetto alle zone rurali circostanti. Un suolo asfaltato può superare i 50 °C superficiali rispetto ai circa 22 °C di un prato erboso.

Come la cementificazione amplifica il “clima tropicale”

Il consumo di suolo agisce da vero e proprio moltiplicatore degli effetti della crisi climatica:

Notti tropicali persistenti: il rilascio continuo di calore accumulato dalle infrastrutture impedisce il raffreddamento notturno, mantenendo le temperature costantemente sopra i 20 °C.

Umidità e disagio bioclimatico: l’assenza di un drenaggio naturale ostacola la corretta regolazione dell’umidità locale, esasperando la percezione dell’afa e dello stress termico sul corpo umano.

Eventi meteorologici estremi urbani: le temperature urbane esasperate creano forti moti convettivi che, a contatto con l’aria umida, possono innescare temporali localizzati violentissimi (i cosiddetti “bombe d’acqua” o nubifragi tropicali), i quali si scontrano poi con un terreno che ha perso la capacità di assorbire l’acqua.

 

Per mitigare le ondate di clima tropicale, sarebbe necessario intervenire su:

Infrastrutture verdi e blu: Creazione di parchi, corridoi alberati e specchi d’acqua che favoriscono il raffrescamento naturale.

Tetti e pareti verdi: Installazione di giardini verticali e coperture vegetali sugli edifici per isolarli termicamente. Superfici riflettenti (Cool Pavements): Utilizzo di asfalto e materiali chiari drenanti a bassa ritenzione termica. Riforestazione urbana: Piantumazione massiccia di alberi per massimizzare le zone d’ombra e l’evapotraspirazione.

Depavimentazione (De-paving): rimozione attiva di asfalto e cemento obsoleti in piazze, parcheggi e cortili per ripristinare il terreno naturale e la sua permeabilità.

In realtà avviene l’esatto contrario

 

In Italia si cementificano quasi 23 ettari di terreno al giorno.

Gli ultimi dati ufficiali del Rapporto ISPRA-SNPA (anno 2025) evidenziano un’accelerazione del fenomeno: il nostro Paese perde circa 2,7 metri quadrati di suolo ogni secondo, che equivalgono a una superficie trasformata di circa 230.000 m² quotidiani.

I dati chiave del consumo di suolo

Per comprendere la portata della cementificazione in Italia, il quadro delineato da ISPRA mostra i seguenti numeri:

Perdita annuale: Nell’ultimo anno monitorato sono stati cementificati 83,7 chilometri quadrati di territorio. Incremento percentuale: Si registra un aumento della velocità di cementificazione del 15,6% rispetto all’anno precedente.

I dati ISPRA evidenziano un cortocircuito pericoloso tra artificializzazione e cambiamenti climatici: Città sempre più calde: l’espansione dei piazzali e degli edifici senza adeguate aree verdi impedisce la dissipazione termica notturna, consolidando il fenomeno delle notti tropicali.

Fragilità idraulica: circa il 13% del consumo totale si verifica in aree a pericolosità idraulica media. Il suolo non è più in grado di assorbire l’acqua piovana, trasformando i nubifragi in alluvioni lampo urbane.

 

Fonti: